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LA VERITA’ SUI VACCINI… Speroni intervista la dott.ssa Billi.

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La verità sui vaccini

Intervista alla dottoressa Federica Billi, biologa molecolare

di Francesco Speroni 

La dottoressa Billi è nata a Pisa nel 1970, ha conseguito il diploma scientifico presso il Liceo “U. Dini” e, nell’anno accademico 1996/1997 ha conseguito la laurea in Scienze Biologiche con indirizzo Biomolecolare presso l’università di Pisa. 

Ha svolto ricerca sulle proteine da shock termico presso il Dipartimento di Fisiologia e Biochimica dell’Università di Pisa. 

Master di secondo livello presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa nel 2003. 

Nel 2006 ha conseguito l’abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria superiore per Scienze naturali, chimiche e biologiche e quella per il sostegno l’anno successivo. 

Docente di ruolo dal 2014, dopo anni di precariato, insegna da due anni presso l’Istituto di Istruzione Superiore “E. Santoni” di Pisa.

Cos’è un vaccino?

“Un vaccino è una preparazione artificiale costituita da agenti patogeni – e parti di essi – opportunamente trattati, somministrata con lo scopo di fornire un’immunità acquisita”. Questo dice Wikipedia e sono sicuramente parole di difficile comprensione.

Per spiegare in modo semplice cos’è un vaccino occorre prima spiegare come funziona il nostro sistema immunitario. Il sistema immunitario può essere paragonato alla Polizia o all’Esercito, si occupa cioè di riconoscere ed eliminare tutte le minacce che trova all’interno del nostro corpo. Queste minacce sono rappresentate da virus e batteri che entrano nel nostro organismo e lo attaccano, questo attacco è ciò che provoca le malattie. E proprio come la Polizia ha un casellario in cui sono archiviati tutti i criminali di cui è a conoscenza, anche il sistema immunitario ha un suo schedario. In questo modo, appena una “faccia nota” entra nel nostro corpo la riconosce e la elimina.

Per poter fare ciò però, occorre che quella “faccia” sia presente. È esattamente ciò che accade con i criminali, se si conosce il volto del criminale è più facile trovarlo e catturarlo. Per poter conoscere quella faccia, occorre quindi che il nostro corpo sia già entrato in contatto con quel criminale almeno una volta. Ecco perché una volta prese molte malattie virali e batteriche, poi non si prendono più. La verità è che i virus e i batteri entrano più volte nel nostro corpo ma vengono riconosciuti subito ed eliminati senza che possano sviluppare l’infezione e conseguentemente la malattia.

L’idea alla base dei vaccini è proprio questa, se faccio entrare nel corpo un batterio o un virus che ha la “faccia” uguale ad un batterio o un virus patogeno (cioè che causa una malattia), ma non è in grado di far ammalare le persone, il loro sistema immunitario può memorizzare la “faccia” senza dover combattere la malattia.

I primi vaccini realizzati si basavano appunto su questo principio: si isolava il virus o il batterio responsabile di una malattia, lo si inattivava o attenuava (cioè lo si rendeva incapace di far sviluppare la malattia) e lo si iniettava nel paziente. In questo modo la persona avrebbe potuto “caricare nella propria banca dati la faccia di quel virus o batterio” senza dover combattere la malattia. Questa “faccia” si chiama antigene e determina la creazione degli anticorpi.

La scienza però è andata avanti dalla fine del 1700 quando fu creato il primo vaccino; al momento esistono molte tipologie di vaccini la cui classificazione è legata al modo in cui sono ottenuti, ma il principio alla base è sempre lo stesso: creare una risposta immunitaria nell’individuo in modo che sviluppi gli anticorpi senza sviluppare però la malattia.

Sin dalla scoperta della vaccinazione, avvenuta nel 1796 grazie al medico britannico Edward Jenner, sono esistiti movimenti d’opinione contrari ai vaccini i quali erano animati da motivazioni che potevano essere ideologiche o religiose. Ancora oggi il movimento “No Vax” sembra in piena attività. Dottoressa Billi, i vaccini sono dunque pericolosi?

La verità è che non esiste niente di non pericoloso, anche una nocciolina può essere fatale se la persona che la mangia è allergica. Consideri che la maggioranza degli incidenti mortali o gravi avviene fra le pareti domestiche mentre si svolgono le normali attività quotidiane. Partendo da questo presupposto, occorre valutare sempre rischi e benefici. Facciamo un esempio: se una persona sta morendo di fame e sete, non avrà problemi a bere l’acqua di una pozzanghera o mangiarsi degli avanzi trovati nei rifiuti; perché il rischio di prendere una malattia è sicuramente meno importante del beneficio dato dal non morire di sete e fame. Lo stesso vale per i vaccini. Molti genitori vaccinano i figli per malattie ritenute pericolose e mortali come la difterite o la poliomielite ma poi non li vaccinano per malattie che ritengono una sciocchezza come varicella e morbillo. Questo è un gravissimo errore di valutazione dovuto alla propria esperienza personale. Infatti tutti questi genitori sono sicuramente stati vaccinati contro la poliomielite e la difterite (il vaccino antipolio in Italia si fa dal 1957 – obbligatorio dal 1966, quello per la difterite dal 1939) ma invece hanno “fatto”, passatemi il termine, il morbillo e la varicella da piccoli (il vaccino per il morbillo c’è dal 1976, quello per la varicella dal 1990) e quindi le vedono come malattie quasi innocue.

Guardiamo invece che cosa dicono i dati: prima dell’introduzione del vaccino per la varicella nel 1995 negli Stati Uniti (rilasciato nel 1988 in Giappone e Corea), negli Stati Uniti c’erano circa quattro milioni di casi all’anno, principalmente bambini, con in genere 10.500-1.313.000 ricoveri ospedalieri e 100-150 morti ogni anno. Sebbene la maggior dei malati fossero bambini, la maggior parte dei decessi (fino all’80%) erano tra gli adulti.

[fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Vaccino_della_varicella]

Per il morbillo invece, tra il 1950 e il 1970, anni in cui il nostro paese non era propriamente a livello del terzo mondo, in Italia sono morti 5.473 bambini (limitatamente alla fascia tra 0 e 4 anni) di morbillo, corrispondenti a 274 bambini all’anno chiusi in piccole bare e sepolti.

[fonte: https://www.istat.it/it/files/2014/01/Mortalita_-sotto_i_5_anni-.pdf]

E non c’erano solo i morti: il morbillo è un virus molto pericoloso che può sviluppare complicanze anche molto gravi quali encefaliti, meningiti e polmoniti, che possono avere effetti anche invalidanti quando non mortali.

Appartenendo alla generazione nata negli anni ‘70, ovviamente ho “fatto” quasi tutte le malattie esantematiche; questo vuol dire che nel mio corpo sono presenti, nascosti in qualche angolino, tutti i virus da cui sono stata contagiata. Perché i virus non vengono mai distrutti del tutto. Un esempio è il “Fuoco di Sant’Antonio”, malattia che può sviluppare chiunque sia stato colpito dal virus della varicella e in cui l’agente scatenante è proprio il virus della varicella che li ha colpiti anni prima, magari in giovane età.

In questo periodo di Covid-19 abbiamo sentito parlare di “immunità di gregge”, ci può spiegare esattamente cos’è?

Si tratta di un meccanismo che si instaura all’interno di una comunità per cui se la grande maggioranza degli individui è vaccinata, limita la circolazione di un agente infettivo, andando in questo modo a proteggere anche coloro che non possono sottoporsi a vaccinazione, magari per particolari problemi di salute. È un meccanismo fondamentale per ridurre la circolazione e la trasmissione di malattie infettive contagiose.

Come si raggiunge questa immunità di gregge?

Si costruisce in due modi: o con il vaccino o in modo spontaneo, come accade per esempio nel trattamento dell’influenza. Il concetto di immunità di gregge nasce negli anni ’20 del secolo scorso, ma solo negli anni ’70 si è riusciti a stimare la soglia minima di popolazione immune che consente di raggiungere tale immunità. Questo calcolo si fa confrontando il numero medio di nuove infezioni causate da ciascun caso in una popolazione completamente suscettibile che è omogena o ben miscelata rispetto al numero totale della popolazione suscettibile.

Ed è possibile raggiungere l’immunità di gregge per il COVID-19 in modo spontaneo?

In questo momento non siamo abbastanza preparati sul COVID-19, perché è un virus che ci è praticamente ignoto e in generale i virus tendono a cambiare a ogni stagione. “Per questo è una pratica sconsigliata e da irresponsabili raggiungerla in modo spontaneo: l’immunità sarà raggiungibile con il vaccino”. [https://www.humanitas.it/news/25772-immunita-gregge-cose]

Credo che ciò che ho detto sia già abbastanza chiaro ma preferisco fare un esempio: ho un amico che non ha potuto vaccinarsi per il morbillo quando era piccolo per problemi di salute. Ha vissuto senza contrarre tale patologia fino a due anni fa, quando a oltre 30 anni si è trovato ricoverato nel reparto di malattie infettive proprio per colpa di questo virus.

Perché?

Semplice, fino a pochi anni fa l’Italia riusciva a garantire l’immunità di gregge per tale malattia e quindi anche chi non aveva contratto il morbillo o chi non aveva potuto vaccinarsi non rischiava di ammalarsi, poi però a causa di teorie no-vax il numero di bambini vaccinati è sceso e l’immunità di gregge non è più stata raggiunta, come conseguenza anche molti adulti si sono ammalati. E che sarà mai si potrebbe pensare; il mio amico, oltre a essere stato ricoverato per un mese in ospedale in isolamento, non ha potuto toccare alcolici e cibi particolarmente complessi per i 6 mesi successivi per non affaticare il fegato nonostante avesse avuto una forma leggera di morbillo.

Vaccinando un bambino, questo può diventare autistico?

No, non è stata trovata alcuna correlazione fra vaccini e autismo; recenti studi indicano che l’autismo ha probabilmente origine genetica. La credenza circa presunti effetti dannosi del vaccino trivalente nascono da un caso di frode scientifica che ha scatenato un ingiustificato allarmismo.

Nel 1998 venne pubblicato sulla rivista medica the Lancet un articolo firmato dal dr. Andrew Wakefield e altri 10 coautori, che portava false prove sulla relazione tra l’autismo e il vaccino trivalente MPR, una forma di immunizzazione contro morbillo, parotite e rosolia. Le conclusioni dell’articolo sono state più volte smentite, tanto da costringere il Lancet a ritirarlo. Il General Medical Council britannico, dopo aver scoperto che lo studio era stato manipolato e che l’autore principale, Andrew Wakefield, era stato pagato da un avvocato impegnato in una causa contro un produttore dei vaccini per scriverlo, lo ha radiato dall’ordine dei medici della Gran Bretagna. Negli anni successivi numerosi studi epidemiologici non hanno trovato alcuna evidenza fra il vaccino MPR e l’autismo.

Per quello che riguarda l’Italia, nell’aprile 2012, il tribunale del lavoro di Rimini causò lo sdegno della comunità medica quando condannò il Ministero della Salute al risarcimento di una coppia con un figlio autistico, ritenendo sussistente un nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino trivalente e la malattia, nonostante tale connessione sia stata dimostrata essere scientificamente inesistente. Nel marzo 2015 tale sentenza è stata ribaltata dalla corte d’Appello, che ha ritenuto gli studi di Wakefield, utilizzati per la prima sentenza, scientificamente irrilevanti e smentiti dalla comunità scientifica.

[http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=26325]

Ci tengo a precisare inoltre che la sentenza era stata emessa dal tribunale del lavoro, a dimostrazione che non esistevano prove di connessione fra vaccini e autismo sufficienti a rivolgersi al tribunale civile o penale.

Perché quindi in molti credono a questa bufala?

Innanzitutto perché la causa dell’autismo non è ancora stata del tutto trovata, ad oggi sappiamo ancora molto poco sulle reali cause che portano all’Autismo.

Una delle teorie più accreditate al momento, vede la sindrome provocata da una mutazione genetica dei geni che codificano per le proteine sinaptiche (quelle responsabili della trasmissione dei segnali fra i neuroni). A livello strutturale la conseguenza è una macrocefalia (accrescimento di alcune regioni del cervello) e una dimensione del cervelletto più ridotta. Quindi “si nasce” autistici e non lo si diventa.

Inoltre i pediatri prescrivono i primi vaccini in un lasso di tempo che va dal primo mese di vita fino al terzo. Questo per avere un soggetto immunizzato adeguatamente prima del primo anno di vita; tuttavia i primi sintomi dell’Autismo iniziano a palesarsi proprio quando, secondo alcuni, è avvenuto il danno da vaccino cioè quando avvengono le prime vaccinazioni. Ma questo è solo un caso di contemporaneità; diagnosticare l’autismo prima del terzo mese di vita di un bambino è assai difficile perché tale sindrome non ha alcuna peculiare manifestazione esteriore.

(  Proteste anti vaccini nel 1919 in Canada ).

E allora tutte le sentenze emesse dai tribunali che hanno riconosciuto a tante famiglie l’insorgere della sindrome dopo la somministrazione del vaccino?

I risultati di due studi scientifici pubblicati negli ultimi anni su una delle riviste mediche più accreditate a livello mondiale, il British Medical Journal, (uno il 5 gennaio 2011, l’altro pubblicato l’11 gennaio 2011) hanno decretato l’infondatezza dell’associazione autismo/vaccini.

Come ho già detto, spesso la diagnosi di autismo è concomitante con il periodo delle prime vaccinazioni e quindi rende plausibile pensare che ci sia una relazione. Questo però non ha alcun senso dal punto di vista scientifico, occorre dimostrare la causa-effetto, altrimenti ciò che si afferma è basato solo su una deduzione errata. Faccio un esempio: un paio di anni fa sono andata a un matrimonio e mi sono rotta una caviglia, potrei dedurre che i matrimoni sono pericolosi perché si rischia di rompersi una gamba. In realtà non c’è alcun nesso tra la mia caviglia rotta e i matrimoni.

Un’altra credenza che si sta affermando è che i vaccini che vengono prodotti usando la tecnica del DNA ricombinante siano in grado di mutare il DNA. La cosa divertente è che i vaccini non sono i primi e soli “farmaci” ad essere prodotti con tale tecnica. Un esempio fra tutti è l’insulina che da molti anni ormai è prodotta proprio attraverso la tecnica del DNA ricombinante – non si usa più quella estratta dai suini – e che ogni paziente diabetico si inietta almeno 4 volte al giorno ogni giorno. Quindi se effettivamente questa tecnica avesse gli effetti che molti no-vax indicano, li subirebbero migliaia di pazienti diabetici prima e in forma maggiore rispetto a chi si vaccina.

Però queste sentenze hanno fatto notizia e, soprattutto, sono diventare uno degli argomenti più sbandierati dalle associazioni “No Vax”. Cosa ne pensa? 

Purtroppo molte malattie non hanno ancora una spiegazione scientifica e questo rende il terreno fertile a congetture di vario genere. I giudici sono esperti di leggi, ma di vaccini ne sanno quanto io ne so di pistoni e motori di automobili, quindi il loro giudizio viene emesso in base a valutazioni di esperti e pubblicazioni scientifiche. Però capisce bene che non essendo esperti non hanno la capacità di valutare il peso di una pubblicazione scientifica rispetto a un’altra, se questa ha basi solide o è invece campata in aria. E questo ha portato a sentenze anti-vaccino. Che poi queste sentenze siano state ribaltate dalla corte d’Appello è fondamentale ma sono comunque utilizzate dai ciarlatani e dagli amanti dei complotti per costruire le loro tesi.

Lei lavora o ha lavorato, in modo diretto o indiretto, per qualche casa farmaceutica? 

No, non ho mai lavorato per alcuna casa farmaceutica; il mio lavoro ha riguardato per molti anni lo studio delle proteine da stress termico, argomento che non ha nulla a che vedere con i medicinali e le case farmaceutiche.

Secondo lei, esiste un complotto ordito da una mano invisibile – magari proprio le case farmaceutiche – che vuole rendere obbligatorio un numero elevato di vaccini al solo scopo di lucro, senza curarsi delle conseguenze? 

Mi consenta una riflessione: le case farmaceutiche che producono i vaccini sono le stesse che producono i medicinali. Ora, se veramente esistesse un complotto per la vendita dei farmaci a fine di lucro, secondo lei cosa converrebbe di più: spingere i governi a rendere obbligatori i vaccini (le cui dosi sono di solito 2 o 3 per individuo, eccetto casi rari per vaccini non obbligatori in cui il vaccino va ripetuto ogni 10 o 3 anni) o farlo per farmaci che devono essere assunti ogni giorno dell’anno, come capita per i farmaci ipertensivi o quelli antiacido? Se andassimo a vedere i guadagni delle case farmaceutiche si scoprirebbe che solo una piccolissima fetta è occupata dai vaccini, mentre la maggioranza dei ricavati deriva appunto dai farmaci ipertensivi e da quelli antiacido. Sarebbe quantomeno poco intelligente che una casa farmaceutica impegni così tante risorse per così miseri guadagni.

Quindi perché tutta questa polemica sui vaccini?

A mio parere per due motivi, primo perché si somministra una medicina a una persona “sana” e molti non riescono a comprendere il motivo, secondo perché molti vaccini sono in iniezione e le iniezioni appaiono molto più pericolose delle pillole o degli sciroppi. Infatti, se si chiedesse a 100 persone se hanno più paura di prendere una pastiglia o fare un’iniezione, la risposta sarebbe scontata.

Non dobbiamo dimenticare poi che molti vaccini si fanno a bambini piccoli per i quali i genitori sono molto apprensivi e a cui basta una piccola febbre post vaccino per andare nel panico.

Cosa pensa delle voci che si rincorrono sul vaccino anti Covid-19? 

Purtroppo il coronavirus è un virus molto problematico per quanto riguarda la creazione del vaccino. Perché presenta le stesse problematiche del virus dell’HIV, la cui esistenza è stata scoperta negli anni ’80 ma per cui non siamo stati ancora in grado di trovare un vaccino. Inoltre appartiene alla categoria dei CoV, virus respiratori che possono causare malattie da lievi a moderate, dal comune raffreddore a sindromi respiratorie come la MERS (sindrome respiratoria mediorientale) e la SARS (sindrome respiratoria acuta grave). Come tutti ben sanno, non esiste un vaccino per il raffreddore. Questo rende la realizzazione del vaccino anti-covid molto problematica. La gravità della pandemia ha fatto sì che gli sforzi volti alla realizzazione del vaccino siano straordinari e mi auguro che si riesca a trovare un vaccino.

Di certo il paese che lo troverà per primo ne avrà il maggiore tornaconto, non tanto in termini economici ma politici, ecco perché molte nazioni stanno affrettando i tempi di sperimentazione.

È giusto così?

Siamo di nuovo alla valutazione di rischio-beneficio. Se il vaccino immunizza dal COVID19, anche se magari solo per qualche tempo, sarà comunque una vittoria, se protegge solo in parte idem; verrà comunque scongiurato un nuovo lockdown globale. Se il vaccino non funziona, occorrerà ripartire da capo. Ciò che è certo è che occorre agire in fretta, perché al momento non siamo in grado né di tenere sotto controllo l’infezione, né di curarla in modo adeguato.

L’enorme forza del COVID19 non sta tanto negli effetti dell’infezione sulla maggioranza della popolazione, ma nel fatto che porta a un affollamento delle rianimazioni e dei reparti di terapia intensiva. Il sovraffolamento comporta che non tutti i pazienti possano ricevere le cure adeguate e molto spesso chi poteva salvarsi in condizioni normali, potrebbe non avere tale fortuna. Questo, oltre ad avere un costo enorme, comporta anche la chiusura quasi totale degli ospedali. Da marzo sono stati sospesi i servizi in elezione (visite mediche, interventi chirurgici, servizi diagnostici) e sono rimasti attivi solo i servizi di emergenza. Le liste di attesa per un banale intervento chirurgico sono diventate chilometriche e non sono ancora stati stabiliti i tempi in cui il servizio sarà ripreso. Il Sistema Sanitario Nazionale è stato fortemente provato da questa emergenza e più questa pandemia durerà, peggio sarà. Ovvio che ogni nazione spinga fortemente per la realizzazione di un vaccino.

Se un vaccino anti Covid-19 dovesse essere scoperto e approvato ufficialmente, lei si vaccinerebbe?

Certamente, innanzitutto perché preferirei evitare di prendermi una malattia virale, a

maggior ragione una derivante da un virus che ha appena fatto un salto di specie (passando cioè da una specie ad un’altra) e di cui si sa pochissimo – soprattutto non si conoscono le conseguenze a lungo termine di tale virus e come ho detto prima, ogni virus che ci infetta resta silente nel nostro corpo per poi ripresentarsi anche anni dopo. Poi anche per un senso di responsabilità verso il prossimo, non vorrei mai essere responsabile del contagio di altre persone, eventualmente familiari. Infine, essendo questo virus estremamente aggravante per il sistema medico sanitario e per il paese, ritengo che sia compito di ogni cittadino cercare di evitare di appesantire le già provate – anche a seguito del lockdown – risorse e finanze del proprio paese.

Mentre sto rispondendo a questa intervista, leggo che l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha dichiarato sconfitta la poliomielite in Africa, dopo una campagna di vaccinazioni trentennale. Le uniche due realtà dove la malattia ancora resiste sono l’Afghanistan e il Pakistan.

La poliomielite, spesso chiamata polio o paralisi infantile, è una malattia acuta, virale, altamente contagiosa che si diffonde da individuo a individuo. Quello contro la polio è un successo, come il precedente contro il vaiolo ottenuto quarant’anni fa, che evidenzia l’utilità dell’azione comune delle vaccinazioni contro le minacce globali alla salute e che risalta ancor più in un tempo in cui l’umanità sta affrontando la pandemia di Covid-19.